A prescindere dalle sue discutibili credenziali, Scaglione sarebbe diventato il progettista più prolifico della Bertone negli anni '60, disegnando l'Alfa Romeo Tipo 33, la NSU Sport Prinz e innumerevoli modelli speciali, tra cui la serie Alfa Romeo BAT. Alcune fonti sostengono inoltre che Michelotti fosse coinvolto nel progetto, sebbene nei resoconti dello stesso Nuccio non se ne faccia menzione.
L'obiettivo di Bertone era quello di fondere gli stili britannico e italiano. Il risultato fu semplice ma radicalmente diverso dalla TD, che presentava un aspetto prebellico con parafanghi separati. La parte anteriore ricorda molto una Lancia Aurelia, con la griglia in stile MG che crea un cofano altrettanto bombato, mentre il profilo e la parte posteriore presentano richiami all'Aston Martin.
Tuttavia, a causa dei limiti imposti dal telaio MG su cui poggiava, risultava stranamente stretta per essere un’auto del dopoguerra dotata di parafanghi anteriori chiusi. Pur avendo la carrozzeria in acciaio ma con pannelli apribili in alluminio, la drophead coupé pesava, sorprendentemente, solo 9 kg in più rispetto alla TD su cui era basata e, grazie a una migliore aerodinamica, era in realtà più veloce.
Arnolt aveva stipulato un accordo con MG per farsi fornire la TD a Bertone sotto forma di telaio, anziché acquistare auto complete. Quella struttura portante era rimasta del tutto inalterata, e ciò risulta immediatamente evidente non appena si sale a bordo dell’Arnolt. La caratteristica sospensione morbida della serie T permette all’auto di inclinarsi su un lato quando il peso del guidatore si sposta su quel lato. Anche gli interni sono costituiti quasi interamente da parti MG: la plancia degli strumenti – per quanto ce ne sia una – è il pannello centrale di una TD capovolto, mentre il grande contagiri e il tachimetro sono stati disposti ai lati del pannello in una configurazione elegante, anche se solitamente piuttosto nascosta.
Montato su un cruscotto in metallo verniciato anziché sul pannello piatto rivestito in Rexine della MG, riesce ancora una volta a sembrare molto più moderno rispetto all’auto da cui proviene. I sedili e i pannelli delle portiere sono creazioni originali di Bertone, tuttavia, degni di nota soprattutto per l’inclusione dei finestrini a manovella – qualcosa che la MG non aveva offerto sulle proprie cabriolet sin dalle lussuose WA Tourer anteguerra, e che non avrebbe più offerto fino all’arrivo della MGB nel 1963.